Costume e società | 27 maggio 2010 17:29

Fenomenologia di un mito

Qualsiasi cosa indossi, fa tendenza. Ecco i retroscena di un mito: Kate Moss

Guarda la fotogallery di Kate Moss

Le sono state dedicati quadri, sculture, intere collezioni e perfino cioccolatini. Lei è Kate Moss, classe 1974, passaporto britannico e una caratteristica: o la si ama o la si odia. Non passa un giorno senza una sua foto sul giornale. E i fatti di cronaca (che la vedevano legata all'uso di cocaina) sono solo il classico brutto ricordo. Chi dice Kate Moss dice stile, dice look. È innata dentro di lei la capacità di stare bene con tutto. Di non cadere mai nel ridicolo. E proprio questo sta alla base del suo successo, far diventare di tendenza tutto ciò che indossa.

 

La sua linea disegnata per la catena low cost Topshop ha fatto aumentare le vendite generali annuali del 10%. Miglior marketing non c'era. Se la contendono, a suon di dollari, tutte le griffe più famose: sarà che un capo visto su di lei vende 15 volte in più rispetto alle sue colleghe. O sarà che quei 15 centimetri in meno delle altre (1,68) ha sfatato quella frase "Grazie, è alta 1,80 e allora le sta bene tutto". Non importa se non ha mai sfilato per Victoria's Secret, il suo intimo si chiama Agent Provocateur (scusate se è poco).

 

Paparazzata in qualsiasi occasione, si presenta perennemente con il look del “mi sono messa le prime cose che mi sono capitate”. Però le stanno maledettamente sempre bene. Come i cappottini animalier, gli stivali di gomma sporchi,i pantaloni di pelle strettissimi, maglioni extralarge assolutamente asessuati. Tutte le convinzioni che c'eravamo fatte con anni e anni di osservazione e prove sui vari capi (per esempio, mai mettere gli stivali rasoterra se non si è più che slanciate) sono andate a pezzi solo a vederla. Ma lei può. Lei e la sua innata capacità di stare bene con tutto.

Federica Bandirali

Version Preview